Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato i principali inquinatori globali a prendersi la responsabilità di ridurre drasticamente le emissioni, avvertendo che il mancato intervento potrebbe portare a una catastrofe mondiale. Parlando al Vertice dei Capi di Stato del Pacific Island Forum a Tonga, Guterres ha sottolineato la grave ingiustizia subita dalle Isole del Pacifico, che sono tra le regioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale sul Sud-Ovest del Pacifico descrive una “triplice minaccia” di sfide: l’innalzamento rapido del livello del mare, il riscaldamento degli oceani e l’aumento dell’acidificazione causata dall’assorbimento di anidride carbonica. Guterres ha sottolineato che questi cambiamenti sono causati principalmente dai gas serra, per lo più derivanti dalla combustione di combustibili fossili.
Il tema della conferenza, “resilienza trasformativa”, è stato drammaticamente illustrato quando forti piogge hanno allagato il nuovo auditorium e un terremoto ha colpito la regione poco dopo l’apertura ufficiale dell’incontro. I sostenitori del clima del Pacifico, come Joseph Sikulu, hanno evidenziato la resilienza delle comunità del Pacifico di fronte a tali avversità, ma hanno sottolineato la necessità che i leader mondiali assistano direttamente alle sfide che queste nazioni affrontano. Durante una parata delle culture locali, i partecipanti hanno portato striscioni con scritto “Non stiamo affogando, stiamo combattendo” e “I livelli del mare stanno salendo – anche noi,” sottolineando la minaccia esistenziale rappresentata dall’innalzamento del livello del mare.
Guterres, presente al forum per la seconda volta, ha constatato cambiamenti significativi nella regione dalla sua ultima visita nel 2019, in particolare per quanto riguarda l’impegno delle nazioni delle Isole del Pacifico nella lotta contro il cambiamento climatico. Tuttavia, ha espresso frustrazione per la lenta risposta della comunità internazionale alle loro esigenze. Molte nazioni insulari attendono ancora un supporto finanziario cruciale per progetti di adattamento climatico come le barriere contro il mare, ostacolati da ritardi burocratici e dalla mancanza di urgenza da parte del sistema finanziario globale. Nonostante le promesse di un aumento dei finanziamenti per i paesi in via di sviluppo, Guterres ha sottolineato che gli aiuti finanziari restano insufficienti, soprattutto per i piccoli Stati insulari in prima linea nella crisi.
L’Australia, uno dei maggiori donatori ed emettitori della regione, ha ricevuto critiche per il suo continuo impegno nei confronti dei combustibili fossili. Nonostante gli appelli globali per una graduale eliminazione, il Primo Ministro australiano Anthony Albanese ha recentemente annunciato piani per aumentare l’estrazione di gas fino al 2050 inoltrato. Guterres ha invitato l’Australia e le altre potenze regionali ad assumersi immediatamente la responsabilità di ridurre le emissioni. Ha avvertito che, se non verranno adottate misure drastiche, il mondo supererà la soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi, con il rischio di innescare disastri climatici irreversibili come il collasso delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale.
Guterres ha sottolineato la necessità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, obiettivo che richiederebbe una riduzione delle emissioni globali del 43% rispetto ai livelli del 2019 entro il 2030, e del 60% entro il 2035. Tuttavia, le emissioni globali sono aumentate dell’1% lo scorso anno, evidenziando il divario tra gli obiettivi climatici e le azioni attualmente intraprese. Guterres ha chiamato in causa il G20, che rappresenta l’80% delle emissioni globali, esortandolo ad assumersi una responsabilità collettiva e a invertire le tendenze attuali. «È tempo di dire ‘basta’», ha dichiarato, sottolineando il ruolo cruciale di queste nazioni e delle aziende che guidano gran parte delle emissioni mondiali nel prevenire ulteriori catastrofi climatiche.
